Operazione Daylight

Locandina torneo
Stradella ex ospedale civile. Questo luogo, un tempo fulcro di speranza e guarigione, è ora un labirinto di corridoi bui e stanze desolate, circondato da un’area verde che nasconde più di quanto l’occhio possa vedere. La scoperta di documenti segreti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale ha risvegliato l’interesse di molteplici organizzazioni, alcune con intenzioni meno nobili di altre. Voci di esperimenti segreti e tecnologie avanzate si sono diffuse tra i gruppi di appassionati di storia e cacciatori di tesori, attirando l’attenzione non solo dei curiosi ma anche di individui con intenzioni pericolose.
Il luogo, avvolto nel mistero e nel silenzio, nasconde storie di medici coraggiosi e pazienti scomparsi. “Operazione Daylight” era il nome in codice di un progetto rivoluzionario: la creazione di un siero in grado di potenziare le capacità fisiche e mentali dei soldati, rendendoli “superuomini” sul campo di battaglia. Questo siero, basato su ricerche avanzate in genetica e bioingegneria, avrebbe potuto garantire la vittoria alle forze alleate, ma ahimè a causa delle limitazioni dettate dalla tecnologia dell’epoca lo sviluppo fu abbandonato, ma i documenti con le prime fasi della ricerca furono nascosti nell’ospedale di Stradella, considerato un luogo sicuro e lontano dagli occhi indiscreti. Con il passare degli anni, il progetto è stato dimenticato, fino a quando una scoperta accidentale non ha riportato alla luce i documenti segreti.
La loro scoperta, però, attira l’attenzione di una fazione militare ostile IL CONSORZIO, guidata dal Colonnello Viktor Petrov, che prende il controllo dell’ospedale creandone un avamposto operativo e installandovi un laboratorio di ricerca e sviluppo. Ma aimè IL CONSORZIO non disponeva di uomini in grado di portare a termine il progetto. Il Dr. Alessandro Ricci, un luminare nella bioingegneria moderna, era stato inizialmente ingaggiato con l’inganno per lavorare su un progetto apparentemente innocuo. Una volta scoperta la vera natura della commessa, mirata alla creazione di un siero capace di inibire le limitazioni umane e potenziare le capacità fisiche, Ricci tentò di abbandonare il progetto, consapevole delle implicazioni etiche e dei rischi. Tuttavia, il consorzio che finanziava il progetto, deciso a non perdere il suo contributo, lo prese in ostaggio insieme alla figlia Sofia Ricci, anch’essa membro della sua equipe. La situazione si complicò ulteriormente quando i primi test del siero sui pazienti rivelarono gravi effetti collaterali contagiosi, trasformando quello che doveva essere un balzo avanti nella scienza in un incubo bioingegneristico.

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