Il mondo in cui viviamo non è certo quello che i nostri antenati speravano di lasciare in
eredità.
L’umanità non ha mai imparato davvero dai propri errori e la storia, ancora una volta, si è
ripetuta.
Dopo le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina che caratterizzarono gli anni precedenti al
2070, le minacce nucleari divennero parte della quotidianità. Per molto tempo rimasero
soltanto parole, strumenti di intimidazione tra le grandi potenze.
Poi arrivò il giorno in cui quelle minacce si trasformarono in realtà.
Sono trascorsi due secoli da allora.
Ciò che resta dell’umanità ha dovuto riscostruire la propria esistenza tra le macerie del
vecchio mondo. Grattacieli scheletrici, fabbriche abbandonate e strade che non
conducono da nessuna parte. Eppure, contro ogni logica, parte della tecnologia prebellica
continua a sopravvivere.
Vecchie radio trasmettono ancora segnali attraverso la Zona. Generatori e linee elettriche
alimentano interi insediamenti. In alcuni bunker e complessi militari, sistemi di sicurezza
automatici continuano a svolgere il loro lavoro come se la Grande Guerra fosse scoppiata
soltanto ieri.
La tecnologia prebellica può essere una benedizione o una maledizione. Nelle mani giuste
aiuta a costruire il futuro. In quelle sbagliate può riportare alla luce gli stessi errori che
hanno distrutto il mondo.
Oggi viviamo in piccoli insediamenti sparsi nelle terre devastate. Comunità fragili,
costrette a difendersi ogni giorno da predoni, creature mutanti e da chiunque voglia
appropriarsi di quel poco che possediamo. Ma questa nuova vita, per quanto dura,
appartiene a noi. E non permetteremo a nessuno di portarcela via.
La nostra organizzazione è rinata dalle ceneri di questo posto grazie a uomini e donne
come voi.
Avete dimostrato più volte che il nostro scopo non è soltanto sopravvivere, ma costruire
un futuro migliore. Ogni insediamento che oggi può dormire al sicuro, ogni carovana che
attraversa le strade senza paura e ogni famiglia che ha accesso ad acqua pulita e
protezione è il risultato del vostro duro lavoro.
Avete onorato il nostro motto: proteggere il popolo e ricostruire il mondo. E fino ad oggi
lo avete fatto in maniera impeccabile.
Scusate. Mi sono lasciato trasportare…




